Scicli – C’era Fabio Granata domenica a Sampieri alla manifestazione organizzata dal Comitato Notriv di Scicli, contro le ricerche petrolifere nel territorio di Scicli e più in generale in provincia di Ragusa. Con lui il sindaco di Noto Corrado Valvo e di Scicli Giovanni Venticinque. All’iniziativa svoltasi in via Miramare c’è stata una partecipazione bipartisan. “Una manifestazione- ha spiegato il comitato Notriv – per dire no a questo enorme scempio ambientale che distruggerebbe l’immagine di una città perla del Barocco e bene dell’umanità inserita nella World Heritage List dell’Unesco”.
Il Comitato Notriv muove i primi passi nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle conseguenze “che le ricerche di idrocarburi comportano per il territorio e soprattutto per un territorio a vocazione turistica come Scicli”. Davanti al gazebo c’erano esponenti politici del centrodestra e del centrosinistra, riscuotendo la curiosità dei bagnanti invitati a firmare la petizione contro le ricerche e le trivellazioni petrolifere nel Val di Noto. Nel territorio di Scicli diverse compagnie petrolifere hanno ottenuto le autorizzazioni da parte della Regione per trivellare in mare e nel sottosuolo.
“La manifestazione di Sampieri- ha detto Ganata- è una presa di coscienza della nostra identità culturale. Siamo contro l’anarchia delle installazione in ogni dove di pale eoliche, e di pannelli fotovoltaici, e siamo contro le speculazioni delle compagnie petrolifere che ignorano la storia e
Ed intanto si registra un intervento del segretario provinciale dell’Api Tuccio Di Stallo sulla posizione della Regione contro le piattaforme e i pozzi di metano nel Canale di Sicilia.
“L’architetto Vera Greco, componente della Commissione nazionale per Valutazione dell’impatto ambientale in rappresentanza della Regione Sicilia, nonché soprintendente ai Beni culturali e ambientali di Ragusa-dice Di stallo- , intervenga presso la Regione che, non più tardi di alcuni mesi fa, ha rilasciato la concessione per le trivellazioni a Cammarana, con la stessa solerzia professionalità e decisione con cui è intervenuta a tutela delle trivellazioni marine presso il ministero.
Infatti, mentre va certamente ringraziata per la meritoria opera di difesa del territorio siciliano, risulta sconcertante il suo silenzio sulle trivellazioni di Cammarana. Se ci sono ragioni tecniche a suffragio del silenzio, è giusto che la soprintendente le renda pubbliche. Perché, non si può essere contro le trivelle se le autorizzazioni giungono dal ministero e a favore, o peggio silenti, se le autorizzazioni arrivano dalla Regione. Il territorio va difeso, sempre e comunque.
Risibile per le stesse ragioni, la posizione della Regione che rilascia a maggio le autorizzazioni alle trivellazioni di Cammarana, e contesta a luglio quelle che il ministero intende rilasciare nel Canale di Sicilia. Forse la splendida campagna iblea è meno degna di tutela? La soprintendente dice che vi è una sproporzione di interesse tra le trivellazioni in mare e il tornaconto della popolazione. Esprima, allora, la sua opinione sull’accordo concluso dal Comune di Ragusa sulle trivellazioni di Cammarana. E’ equo a suo giudizio l’importo una tantum di 1.200.000 euro negoziato dal Comune per ristorare la ferita inferta ai ragusani?”
Se lo ritiene, dica la soprintendente se prevedono questo le norme nazionali e regionali sulle estrazioni, oppure se i cittadini ragusani potevano legittimamente aspettarsi altro da questa ferita inferta al paesaggio e alla quiete delle campagne?
Una volta per tutte si rompa sull’argomento il silenzio degli Enti preposti alla tutela del territorio e delle forze politiche che sinora, tranne rarissime eccezioni, non hanno aperto bocca. E parlino anche i deputati iblei che più volte citati, non sono mai intervenuti. L’Api chiede ufficialmente e singolarmente ai deputati regionali Carmelo Incardona, Orazio Ragusa, Roberto Ammatuna, Pippo Digiacomo e Innocenzo Leontini di rendere nota la propria posizione sulle trivellazioni nelle campagne iblee e, in particolare, a Cammarana e di comunicare se intendono avviare azioni a difesa del territorio. E’ possibile che il nostro territorio debba essere difeso soltanto dall’on. Fabio Granata?
Nel dibattito dopo le prese di posizione di Granata,interviene anche Gino Calvo coordinatore regionale del Pri. “L’apertura di una falla pari ad appena un centesimo quella apertasi nel Golfo del Messico basterebbe a danneggiare, per chissà quanti secoli, l’ecosistema irripetibile dell’area antistante la costa iblea. Ecco perché, nel contesto di uno sviluppo calibrato delle politiche ambientali, la proposta di istituire un’area protetta in provincia di Ragusa e più in genere lungo la fascia Sud orientale della Sicilia deve essere presa seriamente in considerazione”.
“I fatti del Messico – spiega Calvo – ci mettono nella condizione di essere preoccupati. Quanto è accaduto da quelle parti si può definire con una sola parola: orribile. Pensare, poi, che qualcosa del genere potrebbe ripetersi anche dalle nostre parti sarebbe una eventualità da non augurare neppure al peggior nemico. Come Pri ci chiediamo: cosa hanno fatto i nostri politici per garantire la massima sicurezza degli impianti estrattivi? E, ancora, tenuto conto che esiste una legge nazionale che tutela le aree marine protette, come mai un percorso del genere è stato avviato, in Sicilia solo per le Edagi e non anche per il territorio ibleo che gode di uguale fascino? Ecco perché, come Pri, chiediamo in via ufficiale ai parlamentari della provincia di Ragusa e della Sicilia sud orientale di attivare un percorso di collaborazione, in grado di superare gli steccati ideologici, per assicurare una tutela specifica.
Far diventare anche la provincia di Ragusa area protetta come già accaduto per le Egadi potrebbe significare aumentare le chance di una zona che oggi punta alla crescita del proprio sviluppo attraverso l’integrità del territorio. La parte politica, dunque, si intesti un percorso di principio per garantire la nostra area. Noi, come partito, lo stiamo facendo. Ma è chiaro che soli non bastiamo. Ci vuole una larga intesa che metta d’accordo tutti. E che solleciti il ministero dell’Ambiente a valutare se esistono le condizioni, noi siamo sicuri di sì, per una ipotesi del genere. L’area marina protetta costituirebbe l’ulteriore tassello di un mosaico che affranca la provincia di Ragusa da percorsi potenzialmente a rischio”
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